Abou Becken Tourè

Dialoghi Resistenti tra Ultimo Teatro Produzioni Incivili e Abou Becken Tourè

Ciao Abou, sono felice tu abbia deciso di far parte di questo progetto Dialoghi Resistenti. Il nostro è un tentativo di aprire un dialogo con coloro che in Italia e fuori da essa, cercano di raccontare storie necessarie attraverso le arti e per quanto sia possibile, tracciare un cambiamento, o per lo meno dare degli stimoli perché esso avvenga. Tu sei tra coloro, che attraverso il teatro, riescono a trasmettere le assurdità e le follie di questo mondo che sembra essere sempre più indifferente al dolore, alla discriminazione e allo sterminio di ogni sentimento umano. Vorrei chiederti, per quanto è possibile, la tua storia, da dove vieni e quali sono state le motivazione che ti hanno portato lontano dalla tua terra.

Sono nato in Costa d’Avorio da genitori che erano venuti dal Mali. Sono andato via nel 2002 perché c’era la guerra nel mio paese.

Come sei arrivato al teatro? Cosa ha aperto in te? Quali sono stati i tuoi primi passi e con chi?

Sono arrivato al teatro per caso. Ero un ragazzo di strada ad Abidjan, in Costa d’Avorio, e nel 1996 una regista francese voleva fare uno spettacolo con dei ragazzi di strada. Ho partecipato al provino solo per il gettone che lei dava e mi sono ritrovato nello spettacolo. Da allora è iniziata un’esperienza di 7 anni con lei, Marie Jose Hourantier insegna anche all’Università ad Abidjan .. il lavoro con lei mi ha salvato la vita.

Sono approdato al tuo lavoro, qualche anno fa, con lo spettacolo “Faden Kele” che in lingua mandingo significa guerra fratricida e che parla del viaggio iniziatico di un bambino soldato.

Qual’è la storia di Birahima? Perché hai scelto di raccontare una storia come questa? E cosa pensi, o cosa ti aspetti, che possa lasciare al pubblico?

Faden kele è tratto da “Allah non è mica obbligato” di Ahmadou Kourouma, uno degli autori più importanti dell’Africa. Lo spettacolo racconta le vicende dei bambini soldato, ma si parla di tante altre tematiche, tra cui: i matrimoni forzati, lescissione delle donne, la stregoneria ecc.

Con questo spettacolo vorrei dire al mondo quello che è successo per davvero. Il mondo non può stare a guardare, dobbiamo fermare queste guerre. Subito!

Io sono cresciuto con la voce dei cuntisti, i canta storie siciliani e del sud Italia. Ricordo ancora molte delle loro evocazioni ed è grazie a molti di loro, sé oggi, conoscono parte delle origini della mia terra. Ricordo anche mio nonno, quando mi portava sulle montagne e puntando il dito all’orizzonte mi parlava dell’Africa, del mare che ci divideva, di quello che lui conosceva e di come l’aveva vissuta. Della guerra, del forte contrasto tra una bellezza indescrivibile e quello che stava subendo. Poi, è morto e dove è adesso, non so sé riceve notizie, non so sé conosce quello che sta avvenendo oggi, in quel mare, nella tua terra. Non so sé conosce l’ambiguità e la violenza che gli stati occidentali stanno perpetrando nel mondo, non solo al tuo, ma a quello di tutti.

Tu, sei stato definito come un Griot moderno. Tu, come molti altri, sei la memoria del tempo presente, le radici che sopravvivono al calpestio degli uomini, le urla inascoltate di milioni di persone. Sei il coraggio e la testimonianza vivente, che qualcosa si può e vi deve fare.

Come racconteresti questo grande esodo? Che strumenti utilizzeresti? Quali sarebbero le immagini di un mondo nuovo che doneresti, a chi ti ascolta? E quali sono le brutture che ti lasceresti alle spalle?

Si dovrebbe raccontare con meno egoismo e più solidarietà. Purtroppo ci saranno sempre nuovi nemici da combattere .. oggi, si sono aggiunti anche l’Isis e Boko Haram e questi stanno massacrando la mia gente e la nostra umanità.

Io non sono un attore, ma ogni tanto lo faccio, perché ci sono cosi tante tragedie oscurate, nascoste volutamente .. e qualcuno deve parlarne. Ecco il mio, è un modo per muoversi contro queste follie.

In questo periodo, in occidente e non solo, ogni catastrofe ed ogni sciagura vengono attribuite al terrorismo, nessuno però spiega veramente cos’è il terrorismo e come esso nasce. Ai miei occhi sembra una creazione ben architettata, per far sentire il cittadino, un cittadino protetto dalle altre culture, dalle ideologie diverse. E da molti anni sta nascendo, una sorta di panico generale e diffuso, una sorta di epidemia della paura, del contagio. Non sono molti coloro che se ne rendono conto e più che altro, è la maggioranza della popolazione che cade in questo tranello – vuoi per distrazione, vuoi per mancanza di analisi, vuoi per rassegnazione.

Nella nostra epoca, si vive quotidianamente una guerra, che non è soltanto fisica, ma è psicologica, mediatica, politica, economica, razziale. Pier Paolo Pasolini, nei testi de “La Rabbia” descrisse bene, questa confusione di sentimenti che adesso mi pervade. Ma vorrei sapere da te – cos’è il terrorismo e come esso si manifesta?

Il terrorismo è quello che è. Non ci sono altre parole per descriverlo.

Quali sono le bellezze e le tradizioni della Costa d’Avorio, che vorresti far conoscere a chi ci legge?

Vorrei far conoscere le sue diversità. La costa d’Avorio, è un paese con più di sessanta etnie diverse .. le lingue, le culture, le tradizioni – sono diverse. Ed è difficile descriverle, vorrei però che tutti le visitassero .. per capire.

Conosco molti africani, così come conosco molti altri immigrati del mondo. Ci sono storie che si accomunano tra loro, così, come ci sono differenze sostanziali tra esse. Ognuno, anche se similmente, ha vissuto una vita diversa, un percorso diverso, un diverso approdo. Qualcuno vuole dimenticare, qualcuno vive nella memoria vivida di esperienze che non potranno mai essere cancellate, altre, vanno avanti con il sorriso tra le labbra, altre, portano i segni nel profondo dei loro occhi. E lo vedi.

L’Italia accoglie, l’Italia respinge, l’Italia è complice, l’Italia schiavizza e rende schiavi, l’Italia è anche frammentazione, differenza, colore, le braccia tese al prossimo. Così, come possono essere i popoli che hanno vissuto molti altri popoli, così, come può essere il sud di questo stivale ed il sud del mondo, conquistato da tutti e reso porto delle culture, un porto dei popoli che storicamente hanno donato la propria vita e le proprie conoscenze.

Cosa pensi dovrebbe cambiare nel comune cittadino, perché i suoi governanti ed i suoi padroni economici perdano, almeno, quel potere di rendere noi tutti indifferenti ed insensibili alla vita altrui? Quale dovrebbe essere un’azione rivoluzionaria, che ognuno di noi dovrebbe compiere nella propria quotidianità? Quale potrebbe essere il migliore dei mondi possibili?

Ci deve essere una legge elettorale chiara, quindi, elezioni trasparenti. Deve governare chi verrà eletto dal popolo. Mi pare sia questa la democrazia.

Non so che rapporti hai con i premi teatrali, ma so che dovrebbero premiare “artisti” o artigiani della scena, come te. Non so che rapporti hai con i teatri, so solo che spettacoli come i tuoi, dovrebbero trovarsi su tutti i cartelloni di grandi e di piccoli teatri. Non so che rapporto hai con i critici teatrali, ma oltre a farti delle recensioni, dovrebbero “perdere” il loro tempo a scrivere di quello che fai e di perché lo fai. Non so che rapporto hai con i finanziamenti, so solo che dovresti essere tra i finanziati. Non so che rapporto hai con le scuole, so solo che lo spettacolo che porti in giro, dovrebbe essere accolto all’interno di queste strutture, e questo, non solo per aprire emotivamente il cuore delle nuove generazioni, ma per spiegare loro la storia del contemporaneo e la storia di coloro, che vengono rappresentati dal peggio dei media e dal peggio dei nostri politici, come dei nemici. Non so che rapporto hai con la società italiana, so solo che dovrebbe approcciare con più apertura a certe storie e, trovare il coraggio di modificarsi e crescere, proprio nell’incontro e nella diversità.

Però, abbandonando le supposizioni o le mie possibilità, torniamo al teatro. Quale ruolo dovrebbe avere all’interno di tutte le società e come dovrebbe essere utilizzato?

Il teatro per me prima di tutto è un opera darte dove si può trovare musica, danza, poesia del verbo, scultura .. insomma tutte le forme dell’arte.

A settembre è nata la tua dolce creatura Nouri Elisabetta, con la tua campagna Annalisa. Cosa è cambiato in te e nel tuo vedere la vita? E che speranze riponi per il suo futuro?

Si è nata un 19, come me .. ma lei a settembre. Non avevo mai saputo prendermi cura di qualcuno, non sono mai riuscito a salvare nessuno .. ma da quando c’è la piccola .. è un po’ come se ci stessi riuscendo.

Alla fine di tutto questo, posso dire: Abou e la sua essenzialità e io con le mie troppe parole. Avrei voluto tu mi raccontassi di più ma forse non è il momento. Penso però che Abou sia grande e che ha altre cose da vivere e troppi traumi da ricordare. Una dignità che solo gli esclusi del mondo possono mantenere alta, come la loro bellezza.

Forse hai capito, comunque io in questo periodo sono cosi .. non parlo più, serve a poco. Lo faccio solo a teatro se proprio lo devo fare. A teatro è più divertente.

Ringraziandoti della tua disponibilità e sperando che questo nostro parlare non sia un vano tentativo, ti abbraccio con un estratto del discorso alle Nazioni Unite di Thomas Sankara. Sperando che il ricordo di quello che eravamo e di quello che stiamo diventando, non soltanto indigni i molti, ma sproni gli esseri umani a prendersi cura degli altri esseri umani, con i fatti e con dignità. In modo fraterno.

<< Parlo in nome delle donne del mondo intero, che soffrono sotto un sistema maschilista che le sfrutta. Parlo in nome delle madri dei nostri paesi impoveriti che vedono i loro bambini morire di malaria o di diarrea e che ignorano che esistono per salvarli, dei mezzi semplici che la scienza delle multinazionali non offre loro, preferendo piuttosto investire nei laboratori cosmetici, nella chirurgia estetica a beneficio dei capricci di pochi uomini e donne, il cui fascino è minacciato dagli eccessi di calorie nei pasti. Parlo, anche, in nome dei bambini. Di quel figlio di poveri che ha fame e guarda furtivo l’abbondanza accumulata in una bottega dei ricchi.

Parlo in nome degli artisti – poeti, pittori, scultori, musicisti, attori – che vedono la propria arte prostituita per le alchimie dei businessman dello spettacolo. Grido in nome dei giornalisti ridotti sia al silenzio che alla menzogna, per sfuggire alla dura legge della disoccupazione. Protesto in nome degli atleti di tutto il mondo i cui muscoli sono sfruttati dai sistemi politici o dai moderni mercanti di schiavi.

Il mio paese è la quintessenza di tutte le disgrazie dei popoli, una sintesi dolorosa di tutte le sofferenze dell’umanità, ma anche e soprattutto una sintesi delle speranze derivanti dalla nostra lotta. Ecco perché ci sentiamo una sola persona con i malati che scrutano ansiosamente l’orizzonte, di una scienza monopolizzata dai mercanti d’armi. Il mio pensiero va a tutti coloro che sono colpiti dalla distruzione della natura e ai trenta milioni di persone che muoiono ogni anno.

Parlo con indignazione a nome dei palestinesi, che un’umanità disumana ha scelto di sostituire con un altro popolo, solo ieri martirizzato. Sono al fianco dei miei fratelli soldati dell’Iran e dell’Iraq che muoiono in una guerra fratricida e suicida, come sono vicino ai compagni del Nicaragua, i cui porti minati e i villaggi bombardati affrontano il loro destino con tanto coraggio e lucidità. Soffro con tutti i latinoamericani che faticano e lottano sotto i predatori dell’imperialismo. Sono a fianco dei popoli dell’Afghanistan e dell’Irlanda, di Grenada e di Timor Est, tutti alla ricerca di una serenità ispirata dalla loro dignità e dalle leggi della propria cultura.

Sono venuto qui per chiedere a ciascuno di voi, di unirvi in uno sforzo comune, perché abbia fine l’arroganza di chi ha torto, svanisca il triste spettacolo dei bambini che muoiono di fame, sia spazzata via l’ignoranza, vinca la legittima rivolta dei popoli, e tacciano finalmente i suoni di guerra.

E che infine si lotti con una volontà comune per la sopravvivenza dell’umanità. >>

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