Sylvère Lotringer

Dialoghi Resistenti tra Raffaele Ferro e Sylvère Lotringer

Ho deciso di pubblicare all’interno di Dialoghi Resistenti una parte dell’incontro di Raffaele Ferro con Sylvère Lotringer.

Stimo il lavoro e la ricerca che Raffaele porta avanti da molti anni, nei riguardi del teatro, così come stimo il suo percorso di vita e la sua anima. Raffaele, cinque anni fa, partendo sulle orme di Antonin Artaud ha tracciato la Francia per incontrare Sylvère – esegeta di Foucault e Baudrillard, fondatore editore per Semiotext(e), esperto, luminare, profondo conoscitore dell’eterno inquisito; utilizzo inquisito, perché ancora oggi come ieri, l’uomo Artaud è definito il drogato, il matto, lo storpio, l’impercorribile, l’utopia, l’irrealizzato. Ho visto le riprese dei rituali di Raffaele, fatti per stigmatizzare, per allontanare da sé e dal circondato l’alienazione, l’abbrutimento di questa società che annienta e abbrutisce la bellezza, rendendo tutto prodotto, smercio, superficialità, perdita. Erano le stesse immagini che si potevano ottenere, riprendendo un clochàrd o un mendicante di fronte alle persone che nell’indifferenza, dell’atto altrui di mostrare la propria intimità, vengono dimenticate da un presente che fugge a sé stesso. Ho ascoltato i suoi racconti, così come ascolto la sua musica, i suoi scritti, i suoi disegni, il suo leggersi a me, così, come fa ai molti, con un linguaggio a volte complesso ma allo stesso semplice, diretto, ironico, completo. Raffaele, così come Sylvère, ma così come Carmelo Musumeci (uno dei tanti ergastolani italiani) o come i maestri e gli umili, non sono Antonin, ma sono e siamo gli Antonin, i decrepiti, gli ultimi, i fine pena mai; coloro che oltre le proprie capacità o attitudini, si chiedono continuamente il senso, il perché, il dove, il quando, la fine. E tutto, non soltanto per trovare delle risposte ma per porsi delle domande, per porle a noi, nel nostro insieme.

E visto che non posso intervenire in questo dialogo, perché è già avvenuto, rubo questa citazione a Marco Dotti, altro conoscitore e comune amico, per aprire le successive parole.

«L’uomo non è Dio, e giocare a fare il dio si ritorce crudelmente contro di lui. Egli ha abolito l’orizzonte assoluto al quale rapportarsi, ha rifiutato la propria personale “pre-oggettiva” esperienza del mondo e ha relegato nella sala da bagno della propria intimità la coscienza personale e la coscienza morale, come cose esclusivamente private che non riguardano nessun altro». (da Vaclav Havel)

R: Solo una domanda ti devo fare. Quando ho letto questo libro qui (mostra “Pazzi d’Artaud”), nella tua … come si dice, chiacchierata con Latremoliere ..

S: (annuisce) Chiacchierata, si. (lo dice in italiano)

R: Lui diceva: “Chi conosce Artaud? Chi se ne frega di Artaud?” E tu hai risposto “Io lo insegno all’università! A New York”.

(Sembra non ascoltarmi nemmeno … un po’ di silenzio)

S: Ok.

R: Giusto?

S: (alza lo sguardo dalle pagine verso di me) Giusto, si.

R: Lui ti chiese .. Disse: “ chi è che è interessato ad Artaud? Nessuno!”, in maniera molto forte, molto .. crudele, anche.

S: Si.

R: Ma la tua risposta è stata : “Io insegno Artaud all’università.”

S: Si!

R: Quindi: perché hai insegnato Antonin Artaud all’università?

S: ..(in sottofondo dice ridendo) Un matto!

R: Se riesci brevemente a dirlo … (Faccio, in inglese la domanda più importante fino ad adesso). Brevemente, se puoi dirci in che maniera un professore, un insegnante, decide di inserire nel programma Antonin Artaud.

S: Bene, decidi di insegnare Antonin Artaud proprio perché Antonin Artaud non appartiene all’università, non è curricolare. Quando insegno Artaud mi devo calare in una certa situazione, in una condizione mentale particolare. Quando insegnavo Artaud stavo sveglio tutta la notte, impegnando me stesso a non “essere” Artaud, accettando il fatto che la mia realtà e quella di Artaud sono differenti. Non cerco di spiegare Artaud in un modo; cerco solo di connettere Artaud a qualcos’altro. E cerco di produrre un Artaud con il quale connettermi.

Il mio modo di parlare di Artaud mira al comprendere come Artaud abbia reagito ad una determinata condizione verificatasi fra le due grandi guerre. La situazione mostrava una società in velocissimo cambiamento. Dove l’antica condizione determinata dal legame fra persone, il legame col mondo, con dio, con l’intero cosmo stava cambiando velocissimamente e Artaud ha sentito in anticipo, ha provato anche fisicamente, nel suo corpo, quel tipo di astrazione che la società produceva nella gente. Mentre nessuno prestava attenzione a questa crisi, in Artaud la crisi si manifestava. E lui cercava di trovare soluzione per questa crisi; la soluzione che non poteva esistere accettando la crisi ma ribellandosi ad essa.

La soluzione per lui consisteva nel cercare di connettere il suo corpo, il quale era privo di affetti, connetterlo al mondo creando più emozioni, creando un linguaggio che era un linguaggio visivo, creando cultura con il teatro, la poesia etc.. che potesse riconnettere lui stesso e la società, con forze che stavano scomparendo. La crisi di Artaud non proveniva da Artaud, ma dal mondo, e Artaud cercava di curare il mondo dalla sua malattia. Il mondo stava impazzendo, non lui. Era radicato in una società che stava scomparendo, in un Dio che stava diventando astratto e senza più connessione con le passioni della gente e coi loro bisogni. Così dovette .. E’ stata per lui come … una situazione di emergenza. Artaud visse in uno stato di emergenza totale e capì che qualcosa andava pur fatto, se non si cambiava la coscienza della gente con sistemi molto specifici, l’umanità sarebbe scomparsa. Se per esempio si guarda a un dadaista come Hugo Baal, lui disse a un certo punto:” l’ artista è uno che incorpora/incarna tutto il tormento dei tempi..”. Quindi l’artista è colui che lavora su se stesso divenendo il mondo, e può lavorare sul mondo lavorando su se stesso, esponendosi ai predicamenti del mondo e rendendo visibili questi predicamenti. Così lui diventa “laboratorio del mondo”.

Lavora su sé stesso perché sa che se riuscirà a curare sé stesso dal mondo, potrà forse affezionare il mondo per contagio. Ed è ciò che è il Teatro. Lui, alla fine nel “il Teatro e il suo Doppio”, dice: “Se hai giusto un pugno di persone che sanno ciò che fanno, puoi cambiare il mondo intero.” Ed è ciò che ha cercato di fare col suo Teatro, mettendo persone insieme e dall’inizio e la fine del suo teatro. Ebbe persone in laboratorio. Cercava di cambiare la loro mente, cercava di soffiare in loro l’energia cosmica che pulisse loro da: soldi, razionalità, l’astrazione della società sperimentata su di loro. Ma vedi, questo era possibile a quel tempo. Lo stesso succede a Bataille. Bataille voleva creare una società segreta, un gruppo di persone … come il Teatro; si sarebbero incontrati e avrebbero svolto sacrifici. Non un Culto, ma il sacrificio … l’idea di sacrificio come Artaud; ossia, come prendere persone da dove stavano e portarle al punto di realizzare che stavano morendo, che la loro sola occasione era di cambiare la relazione col mondo, di stabilire un legame, un legame di sangue.

(Sylvère concatena strettamente le mani, tirandole ..)

Questo era ciò che cercavano di fare. Ma non erano i soli a fare questo in quei tempi. Era quello che facevano i fascisti in Italia, e quello che facevano i fascisti anche in Germania. La differenza era fra ciò che la gente faceva da sola, e quello che faceva collettivamente. Era il solito materiale, la solita emozione sulla quale lavorare. Ed è per questo che è difficile: Artaud, Bataille, Simone Weill, erano attratti dalle solite cose che attraevano i fascisti, ed è per questo che mi hanno interessato. Perché io dico, va bene, questa gente non era fascista ma lavoravano nel solito materiale che i fascisti lavoravano. Come mettere la gente insieme, come curarli dalla società da … da queste lotte, dall’anarchia dalla crisi etc.. E tentarono di creare piccoli laboratori: loro stessi, il teatro, le società segrete; cercavano di sperimentare con codici sociali. E ci riuscirono! Addirittura ci riuscirono, sperando che, come .. La peste (lo prova a dire in italiano) la Pesta, di contaminare il resto del mondo. E questo è la fantasia, il delirio degli anni venti e trenta, e lo stesso delirio che ebbe Artaud lo trovi in Hitler, lo trovi in Mussolini. Erano gente normale …. tutto sommato. Ma si erano accorti dell’emergenza. Emergenza degli stati distrutti come la Germania, divisi come l’Italia. Il mondo come stava … milioni di persone uccise per niente! Stupidità!

La prima guerra mondiale è stata stupida, la seconda guerra è stata una reazione al fascismo. Ma il fascismo era una reazione a una situazione economica, politica, metafisica. Tutto ciò è collegato ma è difficile collegare questo al Mondo e all’intera società. Ma quando capii che Artaud era il mondo, e che il mondo era Artaud e che Artaud lavorava sul mondo, allora ho avuto accesso in Artaud. Ho capito che lavorare dentro Artaud è lavorare in qualcosa che era così conscio che si dovesse fare qualcosa! E cercava di inventare mezzi per fare qualcosa col proposito di cambiare la gente, che stava velocemente trasformandosi in zombi. Si stavano trasformando in macchine: macchine umane. Stavano perdendo il senso che si esiste per brevissimo tempo, sentendosi responsabili per l’intero universo.

Artaud si sentiva responsabile per l’intero universo. Ed è perciò che mi sono interessato a lui. Mi sono interessato a loro (si riferisce ancora all’unicum formato da Artaud, Bataille, Simone Weill ..) perché, sai … quando la gente lavora nel … in …. Prendendo il carbone … charbonne, carbone (lo dice in italiano).

R: Ah, carbone.

S: … Qualvolta del gas entra, e loro usano degli uccellini, dei canarini che … i canarini respirano il veleno, il gas prima degli umani.

R: certo, un filtro .. come un filtro.

S: Si. Salvano la gente prima che il gas arrivi in alto. E questa gente (Artaud, Bataille, Simone Weill ..) è come quei canarini. Sentirono … perché erano così sensibili, sensibili e deprivati.

R: certo …

S: Il Mondo, così com’era, li stava uccidendo. E loro furono i primi a provare a reagire. Quando sei malato, la tua malattia è il futuro del Mondo, e quindi cercarono di curarsi dalla malattia che stava arrivando. Ma il Mondo intero non sapeva di essere malato; loro, sapevano di essere malati. E la conoscenza della malattia gli fece capire in anticipo, cosa sarebbe arrivato: la sofferenza, il dolore, gli assassinii, lo sterminio. Nella loro propria esperienza, filtrato attraverso la cristianità. La cristianità rese loro possibile il prestare attenzione al dolore, sofferenza, crocifissione, sterminio: smisero di essere cristiani ma continuarono ad avere in loro la cultura della sofferenza, e la cultura della sofferenza non la dettero a Dio.

(Sylvère alza alte le mani in aria)

S: .. Non la dettero alla Chiesa, perché queste cose erano già finite . Provarono a divenire i redentori della società … Senza un Dio. Provarono a realizzare che senza un Dio, la gente si sarebbe uccisa l’un l’altro. Perché non avevano più alcun senso comunitario. E questo è ciò che mi piace di questa gente. Tutta questa gente, Simone Weill, Artaud, Bataille … gente come … Pessoa … Tutta questa gente era così …. Erano come … (riflette) come … Contatori Geiger. Capisci? Registrano (mima col indice della mano destra una lancetta che oscilla veloce), registrano il trauma, registrano il terremoto, prima che il terremoto avvenga. Quindi, più individuali erano, più collettivi erano. Non c’era divisione. Artaud era come se … la sua pelle .. era come se trasparisse il mondo, ogni cosa succedeva lui la provava letteralmente.

Nella società noi prendiamo tutto metaforicamente, abbiamo intermediari; il Linguaggio rappresenta qualcosa. Quando Artaud si occupa del suo linguaggio: il suo linguaggio, il suo corpo = lui, vuole semplicemente la solita cosa. La sua mente, il suo corpo = lui, vuole la stessa cosa. Quando è deprivato del corpo è deprivato anche della mente. Artaud aveva tutti quei dolori nel corpo. Era handicappato. Totalmente handicappato. Aveva problemi a parlare, a camminare, aveva problemi a toccare qualcuno, da essere infettato dalla gente. Tutto era un problema. Era una Crisi. Lui stesso era una Crisi. Quindi doveva superare questo fatto. Ma nonostante l’handicap, come un cieco, doveva sviluppare un altro tipo di senso, come un sordo deve sviluppare un altro senso per collegarsi al mondo. Perché ha così poco. Ricordi ciò che ti ho detto di Henri Pichet? Disse … e fu totalmente illuminante: “E’ incredibile come Artaud che aveva così pochi doni sia riuscito a creare così tanto”. Ma cosa … pensai, ha ragione! Se Artaud avesse avuto tutti quei doni non avrebbe fatto di più, perché avrebbe già avuto quei doni.

Artaud era deprivato di tutto – è ciò che lui stesso dice – non ha talento, ne genio, non poteva fare niente ma decise dall’inizio, che non aveva niente da perdere. Se non avesse fatto niente sarebbe stato un morto comunque: era nato morto. Così dovette essere vivo in un mondo che era morto senza accorgersene. Era uno dei pochi che era così avvisato della situazione e che cercava di trasformare la sua vita, cercando il modo per rinascere. Ed è per questo che rientra la cristianità. Voleva rinascere in un corpo che fosse puro. Ma non c’era più purezza nel mondo, il mondo era ed è in vendita, il mondo si autoconsuma. Quindi: Non importa. Non devi accettare Artaud per tutto, perché Artaud era Artaud. Non devi diventare Artaud. Prendi da Artaud quello che ti serve, e ci servono molte cose sulle quali Artaud lavorava, ma io non ho bisogno di Dio per arrabbiarmi, sono arrabbiato già senza Dio. Non ho bisogno di Dio per essere arrabbiato. Artaud aveva Dio per arrabbiarsi e questo fu per lui l’avviso per quello che sarebbe stato fatto al mondo.

Ma quando ci avviciniamo a Artaud non dobbiamo impazzire. Possiamo impazzire verso il mondo, diventare matti verso il capitalismo e il consumismo a tutto ciò che trasforma il mondo in qualcosa nel quale non è importante vivere. Ma Artaud lo visse per se stesso; lavorò la stessa situazione, o stesso linguaggio, ma lo trasformò in qualcosa che lui poteva fare.

Quando andiamo da Artaud, dobbiamo essere un Artaud differente. Dobbiamo essere l’Artaud che possiamo produrre. Ed è diversissimo da Artaud. Lo stesso Bataille non è Artaud, Simone Weill non è Artaud. Simone Weill non era cristiana ed era ebrea, ma si convertì alla cristianità per creare un Dio, quando Dio non esisteva più. Poi cambiò per un Dio che esistesse, perché era lei ad avere bisogno di un Dio. Artaud, Bataille, questa gente aveva un Dio con cui iniziare, ma capirono che Dio era divenuto astratto, come il resto della società; Dio era sulla via di andarsene, Dio stava scomparendo ma loro erano i soli a fare l’esperienza della morte di Dio. Come realizza Nietzsche, tu puoi dire: “Dio è morto” ma così si diventa Dio, si diventa egotistici, individualistici, competitivi, si pensa di essere il centro del mondo.

Artaud, Bataille, Simone Weill dicono: “noi non siamo niente, siamo niente e non vogliamo essere niente. Non vogliamo essere uno. Vogliamo essere tutto. Tutto in uno.” Non solo avere una professione, fare soldi diventare questo o quello, ma essere vivi in una società di …. come dice lui (Artaud) Spettri: Effigi Spettrali. La gente cammina cadavere, senza saperlo. L’ho vissuto quando ero a New York, dove tutto va velocissimo e la gente non ha tempo di capire che è già morta e continuava a camminare. Qualche volta a New York, nel grande delirio, mi sono accorto che la gente intorno a me sembrava presente ma era già morta. E Artaud dice, va bene, dobbiamo fermare il tempo perché il tempo ci sta divorando. Non abbiamo il controllo del nostro tempo, il quale ci mangia la vita .. sicché la gente non ha tempo di pensare, in quanto succedono troppe cose.

Prima la gente aveva regolarità: lavoravano la terra, c’era l’ inverno, c’era l’estate, c’erano le piante. Si cresceva organicamente. Ma nel mondo in cui viviamo, nell’agglomerato, nell’ambiente urbano, non abbiamo più natura; quando viene l’inverno ci copriamo con abiti pesanti e usciamo comunque. Non c’è differenza fra una cosa e un’altra, e quindi viviamo ad un altro ritmo, che non è un ritmo naturale. E Artaud era preso dal panico per questo; pensava che tutti questi elementi, i quali erano organici, e connessi al Dio e all’universo e alle sfere, tutto ciò che aveva edificato la società per 2000 anni, tutto questo stava scomparendo. Stava scomparendo per far posto ad una società totalmente astratta dove la gente non viveva più in funzione delle cose, ma per la “scienza delle cose”. Tutto diventava scienza e tutto diventa speculazione sulla scienza, così la vita stessa diventa speculazione. La gente specula come se fare più soldi ci rendesse immortali. Come se essere più famosi ci risparmiasse la morte. Un tempo in Francia chiesero a François Mitterrand: << Signor presidente può immaginare che un giorno anche lei dovrà morire? >> Lui disse: << No! Non lo posso immaginare >>. Anche Baudrillard lo ha capito, e anche Artaud l’ha capito, fin dall’inizio: La prima cosa di cui rendere conscia la gente è che non siamo immortali, non vivremo un’altra vita ma ogni giorno moriamo un po’. Quindi ogni giorno dovrebbe essere celebrazione della vita, ogni giorno dovremmo ricreare la vita dal nulla, perché non abbiamo la vita. La vita appartiene alla società, alla società neoliberale, al tecno capitalismo. Tutto ciò che ti riguarda è una scusa per vendere qualcosa. Siamo vampirizzati dalla società, la società non lavora per noi, non lavora in maniera organica per cui ti rapporti con la gente, fai qualcosa per la gente. No! Se sei un individuo, nel computer ti dicono: va bene, lui ha bisogno di questo, di quello … così ti mando un profilo computerizzato in modo da venderti una macchina, una moglie, del sesso, ogni cosa è computerizzata. Niente è per nessuno, il sistema si nutre di noi. Il Dio che vampirizzava la gente è stato rimpiazzato dal capitalismo, il capitalismo è il vampiro. Sta mangiando il nostro sangue, ma non abbiamo più sangue, né più vita.

E questa era la situazione di crisi che tutta questa gente (Artaud, Bataille, Weill) realizzò. Erano totalmente consci perché quello era l’inizio del grande universo vampiristico. E ora è molto difficile capirlo, perché tutto ciò che siamo è che siamo noi stessi dei vampiri, che camminiamo come di notte in pieno giorno. Mangiamo il sangue della gente quando la incontriamo e non ci connettiamo con loro, comunichiamo con loro, li depriviamo della loro energia, ci depriviamo della nostra stessa energia. Viviamo ancora in un mondo che è organico e l’organicità non è una cosa da essere più desiderata, perché è diventata una cosa così, del passato, che tu la vendi, vendi l’organicità, vendi un viaggio in Italia o in Brasile, ogni cosa è in vendita. Vendi cibo organico perché il mondo non è più organico..

R: Ma, ti fermo. Questa intervista non è in vendita.

S: (grande risata di Sylvère) Lo so, non lo è.

Quanto traduce Sylvére nella sua traduzione di Artaud, nella traduzione di Raffaele, non vedo altro che lo svelamento e la messa in opera di quello che sta già avvenendo da molti anni e che solo un atto rivoluzionario della propria quotidianità, può sovvertire.

Un giorno, chiederò a Raffaele anche delle sue telefonate con la sorella di Carmelo Bene, del suo Incontro con Aldo Braibanti o del suo incontro con Lee “Scratch” Perry; la sua ricerca su Pasolini, su Baudrillard, su Freud, su Nietzsche, su Deleuze, o su molti altri ancora .. ma non è oggi il momento. Anche se nelle diversità di questi esseri umani, non potremo avere risposte diverse da quelle lasciate oggi.

Come è mia abitudine lascio voi, che leggete, con una citazione che citazione non è, ma che non è altro il riassunto dello spamm ricevuto in posta, mentre rileggevo, nella mia virtualità, nel mio essere niente o del mio essere tutto. E con un Dio fuggito e che non ha più bisogno di noi, perché noi, abbiamo deciso di non esistere sostituendo la morte con l’assenza di una vita già morta, vi lascio con un abbraccio.

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